lunedì 31 gennaio 2011

COSI' DOBBIAMO COMBATTERE LA CONTRAFFAZIONE I LAOGAI E LE PERSECUZIONI AI CATTOLICI IN CINA?


I Laogai e I laboratori clandestini: la piaga del lavoro forzato per essere sconfitta va denunciata!
In tutti noi, la parola “lager”, genera un profondo senso di dolore e inquietudine. Altrettanto sgomento porta con sé il termine “gulag”, che rievoca la follia di chi fece del suo popolo combustibile umano per il socialismo, quello reale. Ai più, invece, la parola “Laogai” dice poco; eppure, anche se sembra diversa, ha molto a che vedere con lager e gulag: come i campi di sterminio nazisti e quelli sovietici, infatti, i Laogai sono luoghi di morte, posti dove il lavoro diventa incubo e i diritti, tutti i diritti, sono solo lontani ricordi.
Con una fondamentale differenza: esistono ancora oggi, nel 2009.
I Laogai sono i campi di concentramento della Cina, lo Stato che con un miliardo e trecento milioni di abitanti e una vertiginosa crescita economica si candida a diventare,  e forse lo è già, la nuova superpotenza mondiale. A denunciare per la prima volta al mondo intero l’orrore di questi campi di sterminio del nuovo millennio, qualche anno fa, è stato proprio un cittadino cinese.
Lì ha trascorso diciannove anni della sua vita, Harry Wu, classe 1937, intellettuale cattolico e ostile al regime. Dobbiamo a lui, che nel ‘92 fondò a Washington la Laogai Research Fondation e dal ’94 ha ottenuto la cittadinanza statunitense, buona parte di quello che sappiamo su questi campi di lavoro che oggi, in tutta la Cina, si stima siano almeno un migliaio. I Laogai sono stati creati da Mao nel 1950 e sono in piena attività con un numero di detenuti dai 3 ai 5 milioni. Cifre piu’ esatte non si possono ottenere perchè questi dati sono “segreto di Stato” in Cina. Grazie a testimonianze dei reduci, siamo in grado di raccontare in che cosa consista la vita dei detenuti: lavoro forzato fino a 16-18  ore al giorno, alle quali seguono “sessioni di studio” che altro non sono che pratiche di indottrinamento forzato, lavaggi del cervello per clonare adepti di un esperimento politico criminale e liberticida. A tutto questo si aggiungano, oltre alle migliaia di esecuzioni di massa, forme di tortura inenarrabili, che vanno dall’aborto forzato fino all’espianto coatto di organi a persone vive. I destinatari di queste pratiche infernali, oltre ai dissidenti politici, sono coloro che aderiscono alle confessioni religiose, il vero incubo di un regime che, per fortificarsi, fa di tutto per eliminare, tra i cittadini, ogni forma di speranza e di riscatto. Di qui l’odio verso le religioni, in particolare verso il cristianesimo, al quale ogni giorno aderirebbero, in clandestinità, svariate migliaia di cittadini cinesi. Ma la cosa peggiore, in tutta questa vicenda, è l’omertoso silenzio di buona parte del mondo occidentale, che con la Cina delle torture e dei Laogai intrattiene quotidiani e redditizi rapporti economici.
Non fa nessuna differenza, a chi segue il dio danaro, sapere che il suo sia un profitto insanguinato, costruito sulla pelle di esseri umani innocenti. I Laogai sono infatti molto attivi nell’export.
L’importazione di prodotti del lavoro forzato non è solamente immorale ma anche dannosa alla nostra economia perchè causa bancarotte di impresa, disoccupazione e cassa d’integrazione. Anche l’Italia, purtroppo, non è totalmente estranea alla pratica del lavoro forzato. Si prendano ad esempio i laboratori clandestini di Prato o di altre città nei quali si realizza una vera e propria riduzione in schiavitu’ dei lavoratori. Prato, uno dei principali distretti cinesi d’Italia, ospita attualmente 3.400 aziende manifatturiere orientali che contano circa 40.000 addetti tra cui 30.000 clandestini. I datori di lavoro mantengono in condizioni di assoggettamento i loro dipendenti tenendoli rinchiusi nel luogo di lavoro e costringendoli a pagare con le loro 16-18 ore di lavoro quotidiano, una sorta di debito per l’ingresso in Italia e l’alloggio ottenuto. Tali imprese orientali che operano prettamente nel settore dell’abbigliamento controllano rigidamente tutte le fasi del processo produttivo, dall’importazione sottocosto dei tessuti, che possono anche venire dai laogai, molto attivi nel tessile e nell’export, alla rifinitura dei capi, dal trasporto alla vendita. Esse, pur sfuggendo alle norme di natura commerciale, infortunistica, sanitaria e previdenziale vigenti in Italia, godono di un giro di affari miliardario, potendosi i loro prodotti, interamente confezionati in Italia, fregiarsi dell’etichetta “made in Italy”. Si tratta di due miliardi di giro d' affari per almeno il 50% realizzato in nero, evadendo tasse e contributi. La produzione e' di 1 milione di capi d' abbigliamento al giorno, 360 milioni all' anno, tutti cuciti da immigrati cinesi che, in larga parte, lavorano per aziende cinesi senza tutele ne' garanzie. Nel 2009 la fetta di ricchezza trasferita da Prato in Cina, sotto forma di rimesse di denaro inviate attraverso i money transfer, e' cresciuta del 25%, superando i 464 milioni di euro. L’art. 600 del codice penale prevede forti sanzioni per i datori di lavoro che non rispettano le norme a tutela dei lavoratori, ma non prevede il divieto del commercio e la confisca dei beni prodotti nei laboratori clandestini.
Pertanto il dovere morale di deplorare e di combattere ogni abuso e qualsiasi forma di sfruttamento del lavoro, specie se di detenuti, costituisce un dovere fondamentale di democrazia liberale.
La comunità internazionale dopo aver approvato una Convenzione Internazionale contro la Schiavitù nel 1926, attraverso l’OIL ha anche fatto sue numerose convenzioni contro il lavoro forzato e quello minorile (n.29. n.105, n.138 e n.182) controfirmate da almeno 150 paesi. Nel nostro ordinamento giuridico abbiamo una legge , la n.274 del 1934, che vieta espressamente il lavoro forzato. Gli accordi GATT contenevano una clausola (la XX/e) che proibiva il lavoro coatto. Purtroppo queste norme sono state disattese negli accordi del WTO.
Nonostante ciò il lavoro forzato continua a prosperare in Cina come in Italia.
Ma noi no, non possiamo accettare tutto questo.
E dobbiamo adoperarci con ogni mezzo, dalla divulgazione di testi a conferenze, per smascherare il grande inganno di un impero, quello cinese, che si regge anche sulla schiavitù peggiore, quella che nega agli uomini ogni libertà, fino all’eliminazione fisica.
Dobbiamo farlo con fermezza, nella speranza e nella convinzione che, per quanto oggi possa apparire ardua l’impresa, un domani anche “Laogai”, insieme a “lager” ed a “gulag”, possa diventare una parola del passato, da ricordare come qualcosa da non ripetere mai più.

giovedì 27 gennaio 2011

GIARDINO DI PIAZZA VITTORIO - GRANDE VITTORIA PALETTI ANTI-CAMION E AREA CANI

PALI ANTI-CAMION
ANCORA UNA VITTORIA, QUESTA PIU' SENTITA DELLE ALTRE. INFATTI DOPO 15 ANNI E DICO 15 ANNI RIQUALIFICATO IL GIARDINO DI PIAZZA VITTORIO.VOGLIAMO DIRE GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE AL CONSIGLIERE AUGUSTO CARATELLI PER L'IMPEGNO PROFUSO AL RAGGIUNGIMENTO DI QUESTO STREPITOSO RISULTATO.COME VEDETE NELLA FOTO I PALI POSIZIONATI ALL'INGRESSO DEI QUATTRO CANCELLI DI ACCESSO AL GIARDINO, IMPEDIRANNO L'INGRESSO DI AUTOVEICOLI, AUTOCARRI   MEZZI CHE IN PASSATO HANNO SERIAMENTE DANNEGGIATO IL GIARDINO.
NELLA FOTO SOTTOSTANTE LA
AREA RISERVATA AI CANI
FANTASTICA CREAZIONE DELL'AREA CANI CHE PORTERA' FINALMENTE CENTINAIA DI CANI A RITROVARSI ALL'INTERNO DI UN AREA PROTETTA ANCHE DA UN CARTELLO (FOTO).IL NOSTRO IMPEGNO E LA NOSTRA SERIETA' DANNO RISULTATI CHE OGNI CITTADINO PUO' VERIFICARE. CONCLUDIAMO CON UNA FRASE LATINA A NOI CARA FACTA NO VERBA

lunedì 24 gennaio 2011

CINESI ASSEDIANO L'ITALIA E IL COMITATO ROMA CAPUT MUNDI CI DIFENDE

di Erminia della Frattina    Venezia

In Veneto un imprenditore della moda su quattro è cinese. È nei distretti manifatturieri e nel contoterzismo, leva forte della produttività, la maggiore concentrazione degli imprenditori asiatici. “I cinesi...?. O lavori con loro o chiudi” si sente dire sempre più spesso in Riviera del Brenta, dove c’è il distretto della calzatura più strutturato d’Italia. Louis Vuitton, Chloé, Saint Laurent, Gucci e Dolce e Gabbana affidano i loro campionari alle 700 piccole aziende della Riviera, dove hanno aperto per gemmazione almeno un centinaio di laboratori cinesi “regolari” negli ultimi due-tre anni. “Sono tomaifici e produzioni di semilavorato, dice Giuseppe Baiardo presidente dell’Acrib, l’associazione che fa capo al distretto, la verità è che tutta la parte manuale delle produzione è in mano ai cinesi”. Come giudica le aziende che si affidano ai laboratori cinesi...?. “È una necessità, lo faccio anch’io. Se non ci fossero loro dovremmo delocalizzare tutti. Provate ad andare nelle concerie di Arzignano nel Vicentino, entri nelle fabbriche e ti sembra di essere all’estero”...

I CINESI PERÒ  non sono solo manodopera, diventano anche imprenditori alla svelta. “Hanno una spiccata mentalità imprenditoriale come noi veneti” racconta “l’indiano”. Lo chiamano così perché fa abbigliamento in pelle, ha due laboratori a Noventa Padovana, produce per i grandi marchi di abbigliamento. Quasi il 50 per cento dei suoi dipendenti sono cinesi, venti su 45 operai. “Quando si sposano non ricevono regali ma soldi per aprire un piccolo laboratorio, racconta
Baiardo. E ancora: “Quando ho assunto i primi, dieci anni fa, mi volevano restituire i soldi ad agosto perché non sapevano nemmeno cosa fossero le ferie. Ora leggono le buste paga meglio di noi, e vanno dai sindacati appena qualcosa non va. Però delle regole se ne fregano”. Che vuol dire...?. “Seguendo la legge 626 sulla sicurezza gli ho comprato le scarpe antinfortunistica, il caschetto e tutta l’attrezzatura. Ma non c’è modo di fargliela mettere: non vogliono, hanno caldo, si rifiutano. E io devo abbozzare. Quando quelli della mia generazione andranno in pensione rischiamo di lasciare il distretto in mano ai cinesi”. Per i veneti un’anatema che si ripete: “Diventeremo come Prato”.    Una possibilità che sembra lontana per ora, anche se i dati inediti raccolti da Confartigianato (in una ricerca dal titolo: “Assalto al manifatturiero”) rilevano che in Veneto la metà delle 4 mila imprese a conduzione cinese operano nella moda, e rappresentano un quarto dell’imprenditoria del settore. “Sono dati allarmanti, servono misure straordinarie”, commenta Giuliano Secco responsabile Federazione Moda di Confartigianato. Nel terzo trimestre 2010 operano quasi 4 mila titolari di imprese individuali di origine cinese (dati Movimprese). I comparti con la maggiore consistenza sono tessile abbigliamento, pelli e mobili, seguiti a distanza da commercio e ristorazione...

I PUNTI DI FORZA della competitività asiatica sono noti: costi bassissimi, consegne estremamente rapide, alta flessibilità.
Ma anche i margini di irregolarità sono elevati. “Si è riscontrato, dice Secco di Confartigianato, che molto spesso i laboratori vengono fatti aprire a dei prestanome controllabili, in realtà la regia è gestita da altre persone sempre le stesse, tipo capi clan locali. I laboratori, una volta ottenuta la partita Iva, iniziano a lavorare notte e giorno per un anno e mezzo senza versare un euro di Iva. Questo perché non superando i due esercizi fiscali riescono a evitare i controlli”. Margini di competitività basati spesso su manodopera clandestina o peggio minorenne che hanno stritolato tante aziende locali. Come alla Meeting di Fontanelle nel Trevigiano che commercializza abbigliamento sportivo dove i terzisti cinesi hanno affittato i locali ai piani inferiori, o alla Rr Sartoria di Mogliano che lavorava per Loro Piana, Armani e Dolce e Gabbana, costretta a dichiarare fallimento e mettere tutte le 44 sarte dipendenti in cassa integrazione. “Sono moltissime anche le stirerie nel Trevigiano e nel Vicentino passate in mano ai cinesi, ma anche le camicerie, i piccoli laboratori di pellame, di trasformazione del denim e di lavorazioni artigianali del pronto e dell’alta moda” racconta un imprenditore di Treviso. Tutti vogliono rimanere anonimi, parlare della concorrenza “gialla” in Veneto è tabù. A Treviso Confartigianato della Marca ha istituito una commissione mista assieme alla Guardia di Finanza per rendere più frequenti i controlli nei laboratori in odore di clandestinità...

A PADOVA, dove su 1.800 titolari del tessile abbigliamento 569 sono cinesi si vuole seguire il modello di Treviso. Idem a Rovigo, dove l’incidenza dei titolari “gialli” della moda è salita al 55,6% del totale degli imprenditori. Si perché se in tutte le province venete le imprese calano per effetto della crisi, quelle gestite dai cinesi aumentano, spostandosi nelle province meno controllate. Aumentano del 3 per cento gli imprenditori asiatici a Rovigo, Treviso (+2,7) e Vicenza, calano a Venezia e Verona dove si registra un -16,7 per cento. “Abbiamo fatto delle analisi per singoli Comuni, conclude Secco, che dimostrano come la Bassa Padovana e il rodigino siano le nuove grandi aree di conquista dei cinesi”...

(Il Fatto di Merc. 19 Gen. 2011)
 



Il governatore del Veneto Luca Zaia in una recente missione a Pechino. (FOTO ANSA)

martedì 18 gennaio 2011

ESQUILINO - SIT IN PER DIRE NO AL CENTRO ISLAMICO/MOSCHEA.....INTERVENITE!!!!!!!!

SIT-IN DI OGGI 150 PERSONE DALLE 10 ALLE 12
22 GENNAIO 2011
SABATO 22 GENNAIO 2011 DALLE ORE 10 ALLE ORE 13 SI TERRA' ALL'ESQUILINO IN VIA DI SAN VITO, UN SIT-IN PER DIRE NO ALL'APERTURA DEL CENTRO CULTURALE ISLAMICO/MOSCHEA APERTO DA POCHI GIORNI (FOTO CON GRATA).PUR RISPETTANDO LA LIBERTA' DI CULTO RITENIAMO NON APPROPRIATA L'APERTURA DEL CENTRO A SOLI 5 METRI DALL'INGRESSO DELLA CHIESA DI S. VITO, A 50 METRI DALLA CHIESA DI S.ALFONSO, A 100 METRI DALLA BASILICA DI S.M. MAGGIORE, A  150 METRI DA S. EUSEBIO ECC. E RITENIAMO ANCORA CHE APRIRE IL CENTRO CULTURALE ISLAMICO IN UN RIONE COME L'ESQUILINO GIA' SOTTOPOSTO DA ANNI AD UNO STRESS SOCIALE ED AMBIENTALE.CHIEDIAMO QUINDI ALLE AUTORITA' PREPOSTE DI VERIFICARE SE SONO STATE RISPETTATE TUTTE LE NORME  DI LEGGE COME QUELLA SULLA DESTINAZIONE D'USO, LA LEGGE 626 E L'EVENTUALE AUTORIZZAZIONE DELLA QUESTURA COME LUOGO DI CULTO.INVITIAMO QUINDI LA POLIZIA MUNICIPALE, L'UFFICIO TECNICO DEL I MUNICIPIO E LA POLIZIA DI STATO A VERIFICARE TUTTO CIO'. CUI PODEST

domenica 16 gennaio 2011

ESQUILINO NON E' CHINATOWN E MAI LO SARA'........ PERCHE'?????


MARCUS, ALEX, AUGUSTUS E MARCUS
QUI DI FIANCO ALCUNI DEI LEGIONARI CHE SI BATTONO OGNI GIORNO PER EVITARE CHE IL RIONE ESQUILINO DIVENTI  UNA CHINATOWN. SONO ORMAI 15 ANNI CHE TENIAMO TESTA ALL'INVASIONE CINESE E BENGALESE CON GRANDI RISULTATI E QUI DI SEGUITO ELENCHIAMO LE NOSTRE VITTORIE:

  • SIAMO L'UNICA CITTA' DEL MONDO A NON AVERE UNA VERA E PROPRIA CHINATOWN
  • SIAMO 22.830 RESIDENTI ITALIANI E 500 CITTADINI CINESI E BENGALESI RIONE PIU' POPOLOSO DEL I MUNICIPIO DI ROMA CAPITALE
  • SU 1250 ATTIVITA' COMMERCIALI SOLO 610 SONO IN MANO CINESE
  • SONO 2100 I LEGIONARI RESIDENTI CHE CI SOSTENGONO IN QUESTA GRANDE BATTAGLIA CHE VEDRA' RINASCERE L'ESQUILINO
  • SONO 78 I NEGOZI CINESI CHIUSI DA OLTRE 1 ANNO 
  • SONO ANCORA 250 LE POSIZIONI IRREGOLARI DI NEGOZI CINESI IN FASE D'INDAGINE, COME IN VIA CAPPELLINI, VIA CAIROLI, VIA BIXIO ECC.
  • LA DELIBERA 10 DEL 2009 PROMOSSA DAL CONSIGLIERE AUGUSTO CARATELLI (PDL)  DURERA' FINO AL 2014 E INIBISCE L'APERTURA DI NUOVI NEGOZI DI PELLETTERIA, BIGIOTTERIA, SCARPE E ABBIGLIAMENTO.
  • SONO 6 LE BANCHE CINESI FANTASMA CHIUSE NEL 2010 DOPO IL BLITZ DELLA GUARDIA DI FINANZA
  • SONO STATI 5580 LE PERSONE IMMIGRATE SCOPERTE NEGLI APPARTAMENTI SOVRAFFOLLATI NEGLI ANNI 2008-2009-2010 DA 8 A 25 POSTI LETTO IN 50-90 m2
  • DIFENDIAMO IL TRIANGOLO DELLA CRISTIANITA' DA SM. MAGGIORE A SANTA CROCE IN GERUSALEMME FINO A S. GIOVANNI 
  • SONO SETTE LE TV ESTERE CHE CI HANNO INTERVISTATO E DOCUMENTATO IL SUCCESSO DI NON AVER CONSENTITO LA CHINATOWN...........NO ALLE GHETTIZZAZIONI SOCIALI E AMBIENTALI
LA NOSTRA MISSIONE LA VOSTRA SPERANZA.......................ALEA IACTA EST

sabato 15 gennaio 2011

GIARDINO DI PIAZZA VITTORIO - GRANDE VITTORIA ECCO L'AREA CANI

COME ANNUNCIATO QUALCHE MESE FA, ABBIAMO REALIZZATO L'AREA CANI ALL'INTERNO DEL GIARDINO DI PIAZZA VITTORIO.UNA GRANDE VITTORIA OTTENUTA GRAZIE ALLE BATTAGLIE DEL NOSTRO CONSIGLIERE DEL PDL AUGUSTO CARATELLI ROMA CAPITALE MUNICIPIO ROMA CENTRO STORICO.INOLTRE SONO STATE RIPARATE TUTTE PANCHINE  E RIPOSIZIONATE IN MEZZO ALLA PIAZZA CENTRALE, INSTALLATE NUOVE STACCIONATE E RIPARATA LA FONTANA IN TRAVERTINO ALL'INGRESSO DI VIA CONTE VERDE. ECCO PERCHE' IL NOSTRO COMITATO E' COSI' FAMOSO, PERCHE' DOPO AVER PARLATO OTTENIAMO ANCHE DEI RISULTATI. FACTA NO VERBA

venerdì 7 gennaio 2011

CONTRAFFAZIONE = DISOCCUPAZIONE = IMMIGRAZIONE CLANDESTINA = RICICLAGGIO = DANNO BIOLOGICO = POVERTA'

                     COMUNICATO STAMPA
ESQUILINO-CENTRO STORICO:CARATELLI(PDL);INVASIONE DI VENDITORI AMBULANTI ABUSIVI.ORA LINEA DURA


Abbiamo segnalato ormai centinaia di volte la presenza di migliaia di venditori abusivi e spesso clandestini che invadono impunemente la città a partire dal rione esquilino dove si approvvigionano dai negozianti cinesi che versano poi i propri introititi in pseudo banche fantasma a tutt'oggi ancora aperte.E' l'ennesima denuncia del comitato Roma Caput Mundi Esquilino che a questo punto chiede che venga attuata senza ipocrisie la linea dura, con controlli a tappeto e sistematici presso i negozi cinesi dell'esquilino che sono stati da anni individuati come illegali e spesso fornitori di prodotti contraffatti che invadono le vie e le piazze a partire dal centro storico, a Torbellamonaca, a Via Tuscolana, Via Prenestina, Stazione Termini ecc.chiediamo la custodia cautelare per coloro che trasportano, vendono, distribuiscono e producono materiale contraffatto.Questa economia parallela illegale gestita dalle mafie ha pesanti ricadute sull'economia e in particolare sull'occupazione, così come affermato anche dalla federabbigliamento. E' quanto dichiara il Consigliere Augusto Caratelli Commissario al Commercio e Sicurezza di Roma Capitale Municipio Roma Centro Storico e Responsabile Pdl Regione Lazio Attività Produttive
AUDACES FORTUNA ADIUVAT

lunedì 3 gennaio 2011

SPQR 2010 - LA FESTA AL CIRCO MASSIMO......CHE SPETTACOLO!!!!!!


VI LASCIAMO AL VIDEO IN ESCLUSIVA DELLA FESTA SPQR 2010 CON L'ESIBIZIONE DEL GRUPPO STORICO ROMANO. IMMAGINI CHE RICOSTRUISCONO UNA BATTAGLIA TRA ROMANI E BARBARI.......CHE SPETTACOLO


ALEA IACTA EST

giovedì 30 dicembre 2010

martedì 28 dicembre 2010

ESQUILINO - TRIANGOLO DELLA CRISTIANITA'


L'OPINIONE DI ALESSANDRO VALLOCCHIA
 TRIANGOLO DELLA CRISTIANITÁ



A pochi metri dall’entrata della chiesa di San Vito, sono quasi terminati i lavori per rendere impiegabile una Moschea o un centro Culturale Islamico, precedentemente tale tentativo era stato fermato perché si agiva senza i necessari permessi e operando abuso edilizio.

Ancora una volta è stato il pronto intervento dei cittadini ad individuare un comportamento violento ed illegale. Nessuna autorità si era accorta che qualcosa non andava.

Come mai? Perché?
Perché un atteggiamento così indisponente e violento verso un rione una comunità che ha dato prova di pazienza e di, a mio avviso, eccessiva dose di altruismo?

Perché non sono state poste in atto azioni rivolte alla pacifica convivenza tra popoli e culture?

Perché non ci si è rivolti alla cittadinanza, convocandola, per esprimere un parere, per gettare un ponte, per costruire una vicinanza nel rispetto non solo legale ma spirituale ed umano?

Perché le feste, soprattutto religiose, delle varie comunità si svolgono e si pretende che vengano svolte tutte a piazza Vittorio, anche senza permesso, rivendicando il diritto a disubbidire quando non si è in accordo con l’autorità?

Pare evidente l’ipocrisia e la codardia di chi promuove azioni e incoraggia istanze apparentemente condivisibili ma che nascondono altri intenti individuabili nella “presa del territorio” per meglio agire nella violenza e nell’illegalità. Costoro procedono a indebolire una idea di città, di popolo, sminuendo il dettato giurisprudenziale edificato e privando di un’identità interiorizzata, metabolizzata e condivisa i cittadini residenti, condannando il rione o ad una emarginazione di fatto

I cittadini sono stritolati da questo sistema costruito su ipocriti assunti pseudo culturali imposti dalla sinistra - che ha permesso la conquista da parte di extracomunitari, in particolare cinesi e bengalesi, di ogni spazio vitale, culturale e storico attraverso l’illegalità l’ipocrisia e la complicità di chi vuole esercitare il potere rinnegando valori millenari.

Il tentativo è quello di un evoluzione antropologica per la costruzione di un indifferentismo di massa, di cittadini senza comunità, di uomini indistinti senza patria,, senza cultura e senza identità. Ormai ogni cittadino si sente ospite in casa propria, solo, privo di referenti.

Nonostante ciò, i più coraggiosi hanno denunciato e manifestato contro il forte aumento della criminalità, della violenza e dell'incontrollato espandersi di attività commerciali illegali, combattendo contro “l’esperimento multiculturale dell’Esquilino” divenuto il luogo dove prevale il più furbo, il più forte e il più “organizzato”.

L’irresponsabile esperimento ha di fatto promosso una criminalità diffusa. Il Rione è divenuto una zona franca favorendo l’immigrazione clandestina, la contraffazione, lo spaccio, le case di appuntamento, i finti bed and breakfast, gli abusi edilizi, le banche clandestine per ripulire il denaro.Tutto è possibile all’Esquilino. Le forze dell’ordine reagiscono, chiudono, sanzionano e poi tutto ricomincia un poco più in là.

Tutti i tentativi di ristabilire ordine e legalità sono falliti, anche le cose più semplici da attuare; la ZTL merci, il rispetto per i posti destinati a chi è invalido, le bancarelle sempre più numerose poste in dileggio del codice della strada, i negozi che aprono in dispregio del catasto e dei vincoli ambientali, i giardini che divengono luogo per ubriacarsi con allegria e disinvoltura togliendo spazio a bambini e ragazzi.

Molte sono state le manifestazioni, anche nervose, svolte da parte dei cittadini negli ultimi due anni che hanno posto un argine ad un fenomeno in piena. Sono però consapevoli che, privi di un maggior controllo del territorio da parte delle forze dell'ordine protagonisti con i cittadini di progetti mirati e senza il recupero delle radici culturali, l’avverarsi del Patto per l'Esquilino Sicuro, si avrà un collasso del tessuto sociale e morale già così degradato.

L’Esquilino è un Rione ferito da dottrine superficiali, confuse, estemporanee, da esercitazioni ideologiche etnoantropologiche e sociologiche rozze, limitate e infantili. La palese dimostrazione è che libri di spessore scientifico quando analizzano l’Esquilino esaminano l’integrazione, il multiculturalismo e mai gli accadimenti quotidiani di microcriminalità diffusa e di grande criminalità di stampo mafioso, di contraffazione, di abusivismo. Si elogia giustamente Saviano mentre noi del Comitato di difesa Equilino-Monti ROMA CAPUT MUNDI veniamo definiti Spie.

Ecco quindi che più facile è in questo contesto stabilire che sia il momento di costituire un'autorità alta, un’autorità spirituale altra, la partecipazione nella vera fede, l’Islam.

Dove più facile è convivere e soggiogare una cittadinanza spossessata da punti di riferimento ideali politici e spirituali.

Ma nel triangolo della cristianità, tra San Giovanni in Laterano, Santa Croce in Gerusalemme, Santa Maria Maggiore, che comprendono Santa Prassede, San Vito, San Alfonso, e la chiesa Cattolica Russa non si leva una voce mansueta ma ferma, non si odono dubbi e desideri per agire, non si dispiega una schiera di credenti e non credenti, non si eleva un grido di orgoglio e rabbia per ricordare le famose sante parole: “chiedi e ti sarà dato, bussa e ti verrà aperto”

Nel triangolo della cristianità non “abita” un’ autorità religiosa, un’autorità spirituale, un’autorità laica che si faccia portavoce di chi esiga il Bene Comune, il rispetto delle leggi, la valorizzazione del proprio patrimonio culturale e morale e della propria civiltà .

In breve, con angoscia, ma la CHIESA e gli uomini di chiesa e i costruttori di pace dove sono?

lunedì 27 dicembre 2010

IMMIGRAZIONE - TROPPE PERSONE SENZA DOCUMENTI E' IL CAOS....... 1° PUNTATA

SONO ORMAI MIGLIAIA E MIGLIAIA LE PERSONE CHE VAGANO PER LA CITTA' DI ROMA SPESSO PRIVE DI DOCUMENTI COME ABBIAMO SCOPERTO A ROMA DOVE 24.000 PERSONE SONO INCAUTAMENTE DOMICIALIATE DA 8 ANNI IN VIA DEGLI ASTALLI,VIA DANDOLO O VIA MARSALA PRESSO ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO.NOI VI POSSIAMO RACCONTARE CIO' CHE ABBIAMO VISTO DAL QUARTIERE  PIGNETO O A TOR PIGNATTARA, A TORBELLAMONACA FINO AD ARRIVARE NEL RIONE ESQUILINO CUORE DI QUESTA IMMENSA OPERAZIONE TRANS-NAZIONALE.MIGLIAIA DI PERSONE  DI ALTRI PAESI COME I CITTADINI DEL BANGLADESH CHE VENDONO SU BANCARELLE DI FORTUNA SPESSO PRODOTTI CINESI CONTRAFFATTI O HANNO IN GESTIONE NEGOZI CALL CENTER O DI FRUTTA O BANCARELLE ANCHE REGOLARI O I CITTADINI CINESI CHE DALL'ESQUILINO A TOR PIGNATTARA MA ANCHE IN CENTRO STORICO APRONO NEGOZI DOVE NON C'E' MAI NESSUNO E VENDONO ALL'INGROSSO PRODOTTI DI BASSA QUALITA' O ANCHE CONTRAFFATTI, AI BENGALESI, AGLI AFRICANI ED ANCHE AGLI ITALIANI, MOLTI CITTADINI DELL'EST BUTTATI SULLE PANCHINE DEI GIARDINI A BERE VINO O BIRRA A VOLONTA' FINO AD ARRIVARE AD UBRIACARSI. UNA ECONOMIA SOMMERSA ED UN DEGRADO CHE STA DEVASTANDO L'ITALIA, E ANCORA SI SOTTOVALUTA QUESTO PERICOLOSO FENOMENO, UNA STORIA CHE AVEVAMO PREVISTO E CHE CI HA PORTATO A COMBATTERE OGNI GIORNO PER LE STRADE DELL'ESQUILINO PERCHE' IL COMITATO E' NATO LI' E LI' SONO STATE TANTE LE BATTAGLIE CHE HANNO PORTATO AD OTTENERE DEI RISULTATI COME IL  PRESIDIO FISSO DI CARABINIERI O LE DELIBERE E LEGGI CHE IL CONSIGLIERE AUGUSTO CARATELLI E' RIUSCITO AD OTTENERE. NOI VI RACCONTIAMO DA 15 ANNI LA STORIA DELLE INVASIONI CULTURALI E RELIGIOSE E DELLE SOCIETA' MULTICULTURALI CHE NON ESISTONO CHE SONO SOLO UN SOGNO E ANCORA SI FA FINTA CHE NULLA ACCADE. E' NECESSARIO REAGIRE A QUESTA RASSEGNAZIONE CHE VEDIAMO PRIMA DI TUTTO NEL CITTADINO ROMANO O NELLE FORZE DELL'ORDINE CHE LAMENTANO PROCEDURE PER LE ESPULSIONI TROPPO COMPLICATE PERCHEEEEEEEEE'? CI CHIEDIAMO COME MAI LA LEGA CHE PARLA TANTO POI NON RIESCE ATTRAVERSO UN MINISTERO A VELOCIZZARE QUESTI MECCANISMI???? AUDACES FORTUNA IUVAT

BENVENUTI NEL BLOG DEL COMITATO PIU' FAMOSO DI ROMA

Il Comitato Difesa Esquilino - Monti poi trasformato in Comitato Difesa Roma Caput Mundi Sede Esquilino nasce nel 1998 a seguito dell'apertura di 30 Attività Commerciali Cinesi e Bengalesi avvenute nel solo mese di Settembre 98. Alla luce di ciò centinaia di residenti hanno sentito la necessità di costituire questo importante COMITATO DI DIFESA che ha cercato in questi anni con grande forza e determinazione di riqualificare gli storici Rioni e la città di Roma con l'obiettivo di fermare la continua Invasione del Territorio in modo selvaggio e senza regole. Il Comitato si batte contro la desertificazione commerciale ed artigianale, il degrado e la superficiale attuazione delle Leggi e Delibere e contro la perdita di valori cristiani e cattolici e dell'identità propria di Roma. Grazie a tutti coloro che partecipano e sostengono le iniziative del Comitato.

Lettori fissi